Zuppa di pietra - Teatro a Canone

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Zuppa di pietra

SPETTACOLI
 
 

ZUPPA DI SASSO


Con   Anna Fantozzi e Elisa Occhini / Cinzia Laganà
Regia e drammaturgia Anna Fantozzi e Elisa Occhini
Costruzione pupazzi e scenografia   Anna Fantozzi e Adrian Bruma
Consulenza musicale   Alessandro Sola
Produzione e distribuzione  Teatro a Canone


 
 
 
 

“Zuppa di sasso” prende spunto dalla fiaba popolare “La zuppa di pietra”, conosciuta in diverse culture, la fiaba è ormai molto nota, soprattutto dopo la versione di Anais Vaugelade per Babalibri.
In una notte di inverno un lupo bussa alla porta di una gallina e le chiede di farlo entrare per scaldarsi al caminetto e preparare la sua zuppa di sasso; la gallina è spaventata ma allo stesso tempo è curiosa e decide di farlo entrare. Il lupo le dice che la zuppa di sasso si prepara mettendo un grande sasso a bollire.
Il nostro lavoro prende spunto da questa fiaba, ma la arricchisce in maniera del tutto personale. Gli ingredienti che gli animali offrono per la buona riuscita della zuppa, non sono semplici ortaggi, ma storie. Una raccolta di favole intercalate, inserite una nell'altra, che si ispira alla celebre raccolta di apologhi di origine indiana “Kalilah e Dimna”. In attesa che la zuppa sia cotta, il lupo e la gallina si raccontano fiabe delle proprie tradizioni, mischiando culture e radici. Il lupo mette il sasso, porta con sé il peso di qualcosa che viene da lontano, di cui vuole forse sbarazzarsi, che fa paura, che non si riesce a pronunciare. La gallina ci mette le radici: rape, patate, carote, zenzero.... E mescolando gli ingredienti, scavalcando la paura del diverso, condividono esperienze, racconti e culture, la zuppa è pronta: il pregiudizio è superato, il sasso è tolto e forse non tornerà più.
Note di regia
Il progetto è una rielaborazione drammaturgica di diversi racconti popolari, tra cui le fiabe italiane di Italo Calvino, alcune fiabe della tradizione balcanica, la già citata zuppa di sasso. Le tecniche narrative utilizzate sono variegate. Alcuni personaggi sono rappresentati attraverso pupazzi e marionette, che incontrano subito l'immaginario infantile, altre storie si sviluppano attraverso il teatro d'ombra, più etereo ed evocativo. Le due attrici, d'altra parte, non sono delle semplici esecutrici degli effetti speciali, ma sono loro stesse di volta in volta personaggi della fiaba, narratrici, commentatrici. In scena, si declinano così teatro di figura e teatro d'attore, sfumando così i contorni tra il mondo dei pupazzi e quello degli umani, tra le ombre e la carne, tra il racconto e la realtà.


 
 
 
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