Greta, la Bambola e la Betulla - Teatro a Canone

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Greta, la Bambola e la Betulla

SPETTACOLI
 
 


GRETA, LA BAMBOLA E LA BETULLA  
 

 
Regia: Luca Vonella;  Drammaturgia: Teatro a Canone; Greta la Matta: Anna Fantozzi; La Bella Vassilissa: Elisa Occhini; Nichìfor lo Sciocco: Luca Vonella.
Costumi: Teatro a Canone e Silvia Vairos; Luci e scenografie: Teatro a Canone.   

2016

Dai 4 anni agli adulti.

Per crescere un bambino ci vuole un intero villaggio.
Proverbio africano

 

Greta, la Bambola e la Betulla, Roma, 2016.

 



Greta la Matta che andò al diavolo, la Bella Vassilissa fedele ad una bambola e Nichìfor lo Sciocco che si trasformò in una betulla sono i tre personaggi di un villaggio contadino, che sembra un mondo di colori luminosi. Proprio come dentro un dipinto naïf. Una pittura fatta da contadini che si distingue per le forme semplici, il carattere ingenuo, le linee morbide e i colori delicati.  Siamo ad, Humulesti, in Romania, in un villaggio situato sotto una grande montagna. Il popolo che lo abita ha vestiti colorati e sgualciti, visi tondi e guance rosse. Qui, le vicende umane coincidono con i cicli naturali. Un mercoledì, alla fiera, arriva da lontano la Bella Vassilissa. E' una piccola Cassandra, porta con sé un un oggetto magico: una bambola che predice sciagure. Vassilissa le crede. Il villaggio, no. Nei vicoli del mercato di Humulesti, si aggira un fanciullo: Nichìfor detto lo Sciocco. Fa tintinnare danari; il padre lo ha incaricato di fare buoni affari. Ma Nichìfor non ha l'anima del mercante, ha altre idee nella testa confusa: guardare gli alberi o cercare il nonno. Nella piazza, una bambina corre facendosi beffa di tutti. Non teme il pericolo; si chiama Greta la Dolce ma con il passare del tempo, la gente del villaggio l'ha nominata Greta la Matta. Un giorno le hanno detto: "Vai all'inferno!". Greta li ha presi in parola. Ha fatto armi e bagagli e si è avventurata per cercare il diavolo. Mentre tutti ne hanno paura, Greta lo cerca.  Greta, Nichìfor e Vassilissa sono per indole fuori dagli schemi e per questo vengono allontanati dal villaggio. Il loro cammino sarà lungo come un esilio. Si ritroveranno in un bosco e lì andranno incontro al proprio dilemma. Come in un rito di iniziazione, dovranno varcare una soglia, affrontare una prova che li farà crescere.  
Greta, la Bambola e la Betulla è uno spettacolo sulla musicalità del teatro. Vengono eseguiti dal vivo melodie e canti popolari rumeni, come Sa - mi cânti cobzar , Tu Ardeal e Sus în vârful muntelui. Questi brani si amalgamano con la drammaturgia dello spettacolo tanto da costituirne la sua cornice musicale ed emotiva, disegnando un paesaggio sonoro che si aggiunge alle coreografie degli attori e ad una scenografia fatta di forme lucenti e colorate. Lo spettacolo trae spunto dall'universo letterario di Ion Creanga e dalla pittura naïf di Gheorghe Ciobanu.
Vengono intrecciate tre storie: Greta la matta (fiaba fiamminga); Il figlio del mercante (fiaba rumena) e La bella Vassilissa (fiaba russa).  Lo spettacolo è un modo per fare pedagogia interculturale: avvicinare i bambini ad un’altra cultura e introdurre il tema del villaggio come esempio di vita alternativo di una comunità di abitanti che crea i suoi legami in un rapporto armonico con la natura.  Ai bambini non possiamo fare altro che raccontare come le differenze possano essere l'occasione per allargare le proprie visioni del mondo. I vestiti, la lingua, le melodie o i buffi personaggi di un mondo che ci arriva da fuori, quando li conosciamo meglio, ce lo fanno diventare più simpatico e meno ostile.  Allargano la nostra comprensione di quella variegata, multiforme specie che è l'essere umano.    

Un ringraziamento a Naira Gonzalez












Foto di Chiara Crupi, Roma 2016.

 
 
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