Fuga da Mozart - Teatro a Canone

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Fuga da Mozart

SPETTACOLI
 
 
 



FUGA DA MOZART

divagazioni di un direttore d’orchestra

PAMINA E TAMINO: Grazie alla potenza della musica camminiamo lieti attraverso la tetra notte della morte.
Il Flauto Magico (scena 28) Emanuel Schikaneder


Regia: Luca Vonella
Attori: Anna Fantozzi, Luca Vonella e Cinzia Laganà
Musicisti dal vivo: Ensemble “clariMozart…e” formato
da Massimo Rissone clarinetto; Edgardo Garnero clarinetto;
Alessandro Data clarinetto; Fabrizio Cena clarinetto basso.
Drammaturgia: Luca Vonella e Chiara Crupi
Disegno luci e audio: Alessia Massaia
Scenografia: Adrian Bruma
Costumi: Anna Fantozzi e Silvia Vairos

 
 
 
 
 
 

SINOSSI

Siamo in Austria, nel dopo guerra. Un direttore d’orchestra, sta per dare inizio ad un concerto. S’interrompe e fa una domanda: “che cos’è la musica?”. Poi rievoca Mozart in un sogno che mescola l’opera e la vita come se l’una fosse lo specchio dell’altra, in un unico mondo poetico fatto di burla e di un sapore di morte. Il sogno del direttore è diviso in tre parti: L’Angelo caduto e il cherubino; Il fantasma di Nannerl e Papageno; Il matrimonio chimico e snoda fra le note di una prova
continuamente interrotta. Compaiono dunque il bambino prodigio e un Angelo caduto agonizzante, che muore sulla Lacrimosa e rinasce per annunciare l’assordante “rumore del tempo”. Poi Papageno e il fantasma di Nannerl - sorella di Mozart dal talento imploso - in un incontro assurdo e tragicomico dove lui è smarrito e lei, furiosa, si improvvisa direttore d’orchestra per dare inizio alla prova del Flauto Magico. Il sogno prosegue con Pamina e Tamino, i protagonisti evocati dall’opera si rincorrono e si smarriscono, si amano e vorrebbero uccidersi. Guidati dalla musica, camminano speranzosi nel buio del proprio tempo. Dove arriveranno?


NOTE DI REGIA

Nel 1956, la scrittrice austriaca Ingeborg Bachmann, smise di comporre poesia. Aveva un’ossessione: Mozart. Affermava di “ascoltarlo per proteggersi dalla Germania”. Scrisse un saggio dal titolo Musica Impura, che conteneva, fra gli altri, due scritti: Un foglio per Mozart e Musica. Il primo era una dedica; il secondo poneva una domanda: Che cos’è la musica? E’ una domanda esistenziale e, forse, politica. Una questione sul senso dell’armonia e del suono nel silenzio dell’era post-atomica. In quegli anni il rumore diventava parte della musica e l’idea dell’armonia si era rotta. Era lecito domandarsi come e perché eseguire Mozart: come salvarlo dal disastro. Lo spettacolo trae spunto dai due scritti della Bachmann e mette in scena Mozart dal suo punto di vista di poetessa inquieta del secondo Novecento. Il compositore di Salisburgo non è più un intercessore divino e perfetto ma un uomo fragile, mosso da passioni terrene. La sua musica è il frutto di una sofferenza, non di un miracolo: è un grido di dolore e di gioia. La sua musica è di questo mondo. La riflessione di Ingeborg Bachmann è traslata in azione scenica dal direttore d’orchestra che, come lei, si interrompe e, per un atto d’amore o per sopravvivenza, riascolta e reinterpreta Mozart facendo emergere intorno a lui i personaggi delle sue opere e della sua vita.
In Fuga da Mozart azione scenica e musica, dialogando, si amplificano reciprocamente secondo i principi del teatro-danza orientale e, cucite l’una addosso all’altra, elaborano
variazioni sceniche sul ‘tema’ del grande compositore. I testi dello spettacolo provengono dalla raccolta di saggi e poesie di Ingeborg Bachman, dal poeta contemporaneo Rolf Brinckmann, dal libretto del Flauto Magico di
Emanuel Schikaneder. Miscelati danno luogo ad uno spettacolo frutto di una ricerca che attinge profondamente alla tradizione della musica colta europea.



 
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